Viper songs Stefano Giaccone

Cover: Foto di copertina Ken Pegg, modella Clayre McKinnen, digital art Rebecca Parker

Anno: 2009

N. catalogo: LOC 0909-15



Intro
The taylor
Photograph
The man on the moon
The house by the sea
Those great loves of mine
Medea/The praties they grow small
At the cafè
The gold shone through
Reality
Reality song
The death of Sitting Bull
Many good songs
The trees
Moon after moon
Outro


Il 21 marzo è stato pubblicato il nuovo lavoro di Stefano Giaccone intitolato Vipers songs (Canzoni viperine). Si tratta di un disco pensato, scritto e registrato interamente in inglese, in Galles, presso lo studio di Dylan Fowler, ormai da diversi anni collaboratore di Stefano. Questo lavoro è stato scritto con il commediografo e attore Peter Brett. Si è trattato di un lavoro affascinante, ma lungo, concretizzatosi in un lavoro di studio protrattosi per più di un anno, dal dicembre 2007 al dicembre 2008. Il modo migliore per farvi entrare in questa nuova fatica di Stefano è sicuramente lasciarvi alle sue parole, che costituiscono anche la presentazione del libretto del cd: “Raccontare la genesi, il crescere di un lavoro discografico potrebbe essere utile, soprattutto per noi che ne siamo gli autori. Mi è capitato di entrare con maggiore precisione emozionale in mie canzoni, come facendo uso di una “sonda semantica”, anni dopo averle scritte. Non è una novità. Scrivere canzoni è la cosa più vicina al sognare che conosco, anche quando si tratta di temi realistici, di attualità, personali. Questo album nasce da un incontro tra due uomini adulti, entrambi dediti, in ambiti diversi e esperienze professionali dissimili, alla Parola. La Canzone, una micro-storia di fatti e emozioni con accordi di chitarra o piano, e il Teatro. Entrambi scriviamo, storie brevi, poesie, romanzi. Entrambi suoniamo la chitarra (acustica io, flamenco Peter), entrambi siamo appassionati di jazz e blues. Questa è la nostra Madre Lingua, forse più di quelle che usiamo per parlare, l’italiano, l’inglese, il tedesco o lo spagnolo. Peter aveva suggerito di provare a rendere alcune mie canzoni in lingua inglese. Abbiamo scelto l’album del 1998 Le stesse cose ritornano (uscito a nome Tony Buddenbrook) e da esso tre brani: Il sarto, L’uomo sulla luna e La vena d’oro, perché Peter trovava all’interno delle liriche la storia di un medesimo personaggio, nel suo “tras os montes” della vita. Il personaggio potrebbe essere il sottoscrittto, ma sarebbe una bugia, come tutte le canzoni, tutte le poesie. Siccome “non dare falsa testimonianza” è un comandamento della Chiesa, e di essere comandato non mi è piaciuto mai, allora scrivo. Canzoni, poesie e letteratura sparsa. Il lavoro sulle tre canzoni iniziali in realtà è risultato più un riscrivere, un “ripassare dentro antiche acque”. I possessori dell’album originale del 1998 troveranno in questo libretto, oltre al nuovo testo inglese, una nuova traduzione. Poiché ora sono diventate canzoni nuove, cantate con una lingua nuova e venti anni dopo (o più indietro? o di lato?). Peter nel frattempo mi consegnava due storie brevi, scritte da lui. Vi rimando alla sua biografia, per una conoscenza più approfondita. Io mi limito a dire di un incontro artisticamente e umanamente fondamentale, di enorme ispirazione. Si è deciso a quel punto di mettere insieme un album di testi recitati, canzoni, suoni ma soprattutto la presenza emozionante di musicisti e amici di vecchia e nuovissima data. Dylan Fowler, Frankie Armstrong, Max Brizio, Gillian Stevens, Margaret Brett, Aite Tinga, Dave Newell e Cheryl Christopher. Il primo album  pensato, scritto e registrato interamente in inglese. Il fatto ha creato uno scarto interiore tra me, ma penso di poter dire anche Peter, e il suono/semantico delle parole. Il risultato, che ci è apparso evidente solo durante la lunga lavorazione, è stato quello di creare una sorta di “terra/lingua franca”, dove poter situare la memoria di un uomo giovane, maturo e anziano. O se volete di vari personaggi accumunati da un sentiero in quota o sulla costa, ma sempre un sentiero nel mondo: la sua gente, la sua miseria e la meraviglia del vivere.”


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