Tras os montes     

Canzone per Bea
Quel giorno
Canzone con dito medio
Nessuna chieda
Ridere
Morecambe Bay
Falsa cronaca dell'abbandono
Tuo per sempre
Se guardo bene
 
     
     
 

Canzone per Bea         (testo e musica di S. Giaccone)

Vedrete che ora arriva
dammi ancora cinque minuti
ma nessuna cerimonia può aspettare
matrimonio, capodanno, funerale 

E son diventato l'uomo dell'indugio
aspetto sempre una sorpresa, Bea
Bea l'ho rivista mille volte
era sempre di fretta, sempre molto da fare

Ho una bella camera
con vista sul mare
l'Oceano, un vaso con dei fiori

Ho una bella camera
con vista sul cuore
l'Oceano, un vaso con dei fiori

il passato è questa pioggia d'estate
il suono della sabbia che succhia l'acqua
il presente è questa pioggia d'estate
il suono della sabbia che succhia l'acqua

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  Quel giorno         (testo e musica di S. Giaccone)

E arriva quel giorno che capisci il silenzio

giorni bruciati e il colore rimasto è il nero

E arriva quel male di alzarsi al mattino

e pensare che il numero è zero

E arriva quel gelo che rimane come avanzo

di una festa o di un lento sparire

E mentre scrivi le cose che canti
una voglia d'amore scompare

E arrivano parole come salutarsi per poco

e invece sono anni che ti aspettano per anni

E tutto quel che hai è quel riflesso d'estate

sulla tua bottiglia, in un campo di grano

E tutto quello che vorresti non l'avrai

tutto quello che vuoi non c'è

E intanto che ci penso
il gesto di un sorriso si è perso

E intanto che ci penso
il gesto di un sorriso si è perso

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  Canzone con dito medio         (testo e musica di S. Giaccone)

Mi fermerò sul ponte e chiamerò i pesci di Portogallo e di Spagna
di Peppino Impastato, di Pasolini e di Saigon

La parola "Pace" offesa ai balconi
si fa ricordo d'un verso
si fa ricordo di un monito oscuro

Han messo fiori su ogni tomba del regno
il monumento al lavoro riaperto d'incanto
si ricicla il danaro, si ricicla il croupier
comici in divisa bevono il the

Non sarete mai abbastanza liberi, per scucire i vostri vestiti da fessi
così le star cantavano al pubblico in basso, al buio
          voi ci salverete, voi ci restituirete
          il futuro e la topa

Vi manderemo le nostre sorelle più belle, per un grammo di gloria
vi manderemo le nostre pagelle
per una sufficiente ragione
          da mandare a memoria in metrò
          da recitare a comando in tivù

I contabili del rock e imbrattacarte a noleggio, canteranno i vostri svenimenti
per tutti i secondi a venire
          perché la fama dura appena mezz'ora
          come cantava il genovese da Carrara

Equipaggi ubriachi incollati alla notte, addormentati al volante
l'ostia d'america si scioglie
sotto la nostra lingua muta

Finalmente a Ginevra, finalmente a Belgrado, finalmente a Milano
s'intona all'autogrill
la morale tra pizzette e cd

Ci ritroveremo come nemici fedeli, alle tue nozze d'argento
a commentare l'ironia di queste rime
senza ironia

Mi fermerò sul ponte e chiamerò i pesci di Portogallo e di Spagna
e brinderò alla piazza, al domani
al tuo sorriso più bello

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  Nessuno chieda         (testo e musica di S. Giaccone)

Nessuno chieda il permesso di entrare
in una morte a vent'anni
a questo sangue in comune
a questo morire da cani
un salto veloce dai compagni
una parola dolce nel cuore
a quella lurida piazza
dove un ragazzo muore

Nessuno chieda il permesso d'entrare
in una morte a vent'anni
né sbirri né targhe o canzoni
solo quel corpo tra gas e gipponi
e quell'anima nera di noi italiani
l'impero del duce o l'impero delle televisioni
quell'infame scordare di noi italiani
quel resistere sempre di noi italiani

Nessuno chieda il permesso di entrare
in una morte a vent'anni
per ricordare un volto o una voce
per il mestiere o per posare la croce
di quell'anima nera di noi italiani
l'impero del duce o l'impero delle televisioni
quell'infame scordare di noi italiani
quel resistere sempre di noi italiani

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  Ridere         (testo e musica di S. Giaccone)

Oggi c'è caldo, oggi c'è vento
le strade son piene di speranze mal spese
d'immondizia e di cuori, di bestemmie e sirene
e viene da dirsi e viene da fare

Rotolando ubriaco come un vecchio giornale
mi chiedo cosa può ancora farmi del male
ogni rima che invento mi suona banale
e viene da dirsi e viene da fare

          Ridere, ridere
          l'agente segreto degl'indifferenti
          il naso d'un clown tra i giusti e i fetenti
          l'arbitro in terra
          di sfigati e gaudenti
          il metro a misura
          di ricchi e pezzenti, dai!

Dire di sì, dire di no
i panni son sporchi buttati all'indietro
un cestino per tutto, dalla carta al vetro
ma l'ombra del tempo e lì a mezzo metro
e il mare è lontano, oltre tutti i cartelli
e il mare è lontano come un parente malato
salire in collina per sentirne un po' il sale
o bere del bianco per finger d'esserci stato

          (rit.)

E tutti attorno sembrano in posa
mi fermo giù in piazza ti compro una rosa
polacchi o turisti siamo tutti sperduti
i tuoi rimorsi guarda come sono cresciuti
la casa in collina è solo un ricordo
quella mano che trema in farmacia
alzare il culo, alzarlo davvero
tu ridi e dici: "non sei sincero!"

          (rit.)

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  Morecambe Bay         (testo e musica di S. Giaccone)

La notte del 9 febbraio 2004, ventuno immigrati clandestini di origine cinese muoiono affogati al largo di  Morecambe Bay, Gran Bretagna, mentre raccolgono frutti di mare per i ristoranti di lusso sullla costa. Guadagnano una sterlina a notte. I loro nomi restano sconosciuti. Nessuno reclama i corpi.

La vita di un uomo, la vita di una donna è leggera
la trovi in silenzio
la trovi annegata
nel più svenduto dei giorni
e va a picco come sasso gettato, come miseria

Di notte a febbraio
al largo di una costa mai vista
non è facile scappare
non è facile rinunciare
sei solo, con altri cento, solo quel nome
e quell'odore di treno che nessuno conosce

Cinque notti e cinque sterline
un altro è già in fila che aspetta
sull'auto dei capibastone, Morecambe Bay
in questo posto che affonda nella marea
senza darci speranza, senza darci un segnale

Venti corpi ci avanzano stanotte
venti sacchi senza destinatario
il mittente è a casa di Dio
la partita va in onda in perfetto orario
nel più svenduto dei giorni
e va a picco come sasso, come miseria

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  Falsa cronaca dell'abbandono         (testo e musica di S. Giaccone)

L'amore saluta dal suo nido di terra
negli antiquati passi di danza
il tuonare del nostro passato
riempirà di sale il triste racconto

I resti mortali, nudità agli specchi
morir di gerani
se non sei Venere in affitto
perché non rimani

          Semplice, se ne vuoi
          tenebre, te ne vai

La quinta scusa
segue il terzo addio tra i denti
la grammatica del vento
gioca nel tuo cortile d'assente

In poltrona dormirei a memoria
per rivedermi magro e felice
della mia vanità,
di piccola mia gloria

          (rit.)

Sognerei i tuoi fianchi di nuovo
peserei il tuo fiato di neve
scambierei una tua fotografia
per una lunatica vita da santo

Quali nomi chiamerai d'inverno o d'agosto
il cane da parata è libero, è libero
non chiederti chi è stato il suo primo padrone
non chiedertelo mai, a nessun costo

          (rit.)

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  Tuo per sempre         (testo originale e musica di John Doe / testo italiano di S. Giaccone)

L'acqua salata copre la sabbia
più fine del sangue
come quella di casa
un colore del mare sulla mia mano
non piangerò quando andrai lontano

Scrivimi cara
due parole per me
fammi un disegno
dimmi dove sei
tuo per sempre
risponderò

Le tue piccole storie
che ti porti appresso
tutta la vita
ci cerchi dentro te stesso
portami a casa
o io porto te
mettiti a letto
metti a letto anche me

Scrivimi cara
due parole per me

fammi un disegno
dimmi dove sei
ti penso dove sei
tuo per sempre
risponderò


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  Se guardo bene         (testo e musica di S. Giaccone)

Se guardo bene
c'è come una pietra consumata
l'affondare di questa nave occupata, se guardo bene

Seduto all'alba in stazione
una voce annunciava le partenze
e ogni treno andava bene
e ogni treno andava bene

Scusa se penso alle tue parole
ma è nella foresta della tua voce
che hai sepolto il sale
del nostro viaggio
hai scambiato la mia fretta per coraggio

          E quella nuvola tra i palazzi
          era la carta strappata via dai muri
          e ho avuto mille amori e cento scarpe

Se guardo bene
il quadro è sempre stato lì
un po' storto e un po' sbiadito
e forse anche le bandiere
erano finte, dipinte

Se guardo bene
c'è che non posso spostarmi sempre
per scansare i delfini naufragati
che se l'autunno ha preso piede
si faccia solo quello che ci conviene


         
(rit.)

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