Bikini Flavio Bonifacio

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Anno: 2022



Gold Bug
Migrantes


Flavio Bonifacio ha scritto Gold Bug volgendo in canzone un racconto di Edgar Allan Poe. Nel testo si racconta la storia di una bottiglia di vetro, alla deriva nel mare, in cui è custodita la mappa di un tesoro che deve essere decifrata. È la metafora della ricerca di una verità mai palese, anzi molte volte mascherata e celata di proposito: Ruvida e sgualcita ho tenuto il segreto, perché chi sapeva non ha voluto svelare, chi voleva sapere non ha potuto scoprire, ma dentro di me rimane scolpito”.

Ecco cosa dice l’autore a proposito di questa canzone: “Ci sono fatti che inaspettatamente ritornano e ci ricordano qualche cosa. Sono stato recentemente a Filadelfia (dove sono molti i piemontesi che risiedono, come ben racconta Donato Bosca nel suo libro I piemontesi invisibili). Ho scoperto lì un piccolo museo proprio nell’ultima casa abitata da Edgar Allan Poe. Una cosa che, come tante altre, francamente non sapevo. L’ho visitato con la stessa emozione con cui a diciotto anni visitai la tomba di Dante a Ravenna, sulla spinta del Foscolo. Ho poi scoperto che nella copertina dell’album dei Beatles Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band nell’ultima fila in alto compare proprio lui, Edgar Allan. Infine ho saputo (pure questa è una scoperta posteriore alla scrittura della mia canzone) che molti dei racconti di Poe sono stati messi in musica dagli Alan Parsons Project nel 1980. Come dire, niente di nuovo sotto il sole.”

Migrantes è il secondo brano del disco, ed è stato eseguito per la prima volta durante uno spettacolo tenuto a Bra (CN). Si tratta della fotografia di migranti normali che fanno cose normali in una vita per noi normale. Per loro a volte è difficile fare cose normali: sarebbe opportuno riflettere su tutto ciò.


  • Dario Antonetti

  • Foto Max Brizio

    Max Brizio